i dischi rock in classifica in Italia



La scoperta di un sito italiano che ha raccolto le classifiche di vendita dei dischi negli anni è stata per me occasione di un deja-vu sui gusti dei fruitori di musica degli anni d'oro nel nostro paese, basata su dati obiettivi e non sugli inganni della memoria. Vale la pena di premettere alcune cose: negli anni sessanta e settanta i dischi vendevano parecchio, a differenza di oggi dove gli acquirenti siamo rimasti solo noi, appassionati di una cultura che pare non appartenere più ai nostri tempi. All'epoca i concerti servivano per pubblicizzare i dischi, ed infatti costavano pochissimo e non solo in Italia; vale la pena di raccontare come il biglietto degli show del tour Charisma, che comprendeva fra gli altri i Genesis di Peter Gabriel e i VDGG di Peter Hammill e David Jackson, costasse solo 50 pence, mezza sterlina. Oggi avviene il contrario: i dischi si registrano per trascinare pubblico ai concerti.
Un'altra precisazione è che nei sixties il mondo non era ancora il villaggio globale ma un posto molto grande dove UK e USA erano molto molto remoti, lontani fra di loro e ancor di più dall'Italia. Long Playing nei sixties ce c'erano pochi, come pure dischi stranieri in generale. All'inizio la musica rock ed il beat britannico furono presi dalla stampa nostrana come un buffo fenomeno leggero e non come l'espressione delle cultura di metà del XX secolo. Le canzoni inglesi ed americane non si trovavano in Italia in classifica ma neppure nei negozi di dischi, ma rappresentavano invece l'ispirazione per cover tradotte dai nostri complessi "bit", che riducevano il rock alla formula della nostra musica leggera.
È dagli anni settanta che i dischi inglesi ed americani hanno cominciato ad essere stampati o importati anche da noi, e che hanno trovato un pubblico attento, quello a cui il rock (che allora però chiamavamo musica pop, per via probabilmente della pop art) ha cambiato la vita.

Leggere le classifiche dimostra chiaramente come il mercato fosse diviso in due: quello del rock e quello della musica leggera, cioè delle canzoni di Mina, Ornella Vanoni, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Domenico Modugno. Nulla di male, anzi è significativo come esistesse un pubblico attento alla musica leggera disposto ad acquistare (ed ascoltare, evidentemente) i dischi, a differenza degli zombie di oggi che la musica la considerano una carta da parati da far uscire in sottofondo dalla radio. C'era veramente anche una terza categoria, quella del latin lover, camicia sbottonata, petto villoso, catena d'oro, che acquistava (in abbondanza, a giudicare dalle classifiche) una musica ruffiana per la propria colonna sonora, sotto forma di cassette o stereo 8: il sax di Fausto Papetti che riarrangiava ogni tema di successo come una sorta di Reader's Digest.

Nel 1970 la classifica di vendite nel nostro paese era già di quelle da leccarsi i baffi: al primo posto si alternarono i Beatles con Abbey Road e Let It Be, Led Zeppelin con II e III, Simon & Garfunkel con Bridge Over Troubled Water, e le colonne sonore di Easy Rider e Hair.
Seguono McCartney, Ray Charles, Creedence CR (Cosmo's Factory), Vanilla Fudge, Jimi Hendrix con Band Of Gypsyes, Fabrizio De André (Tutti Morimmo a Stento), Aphrodite's Child e gli Shockin' Blue di Venus. Joan Baez, Rolling Stones (Get Yer Ya Ya's Out, Let It Bleed), Moody Blues, Chicago II (addirittura!) e Self Portrait di Bob Dylan. Fece il diciottesimo posto persino il disco dei Blind Faith.

I dischi più venduti del 1971 furono Mina e Charles Aznavur, ma subito dopo Emozioni di Lucio Battisti (che era autore anche di Io Vivrò sul disco di Mina), Pendulum dei Creedence CR (che fu un grande successo grazie a Hey Tonight e Have You Ever Seen The Rain), Santana (Santana ed Abraxas), Concerto Grosso per i New Trolls, EL&P (Tarkus, 1° posto della classifica di vendite), Aqualung dei Jethro Tull (2° posto), Fireball dei Deep Purple (3° posto), Ram del Macca, All Things Must Pass, il capolavoro di George Harrison (2° posto).
Ten Years After, Sticky Fingers degli Stones (5°), Black Sabbath (Paranoid), Atom Heart Mother dei Pink Floyd (che dunque vendevano dischi anche ben prima di The Dark Side), John Lennon, Chicago III, Colosseum Live e Jesus Christ Superstar.
4 Way Street di CSN&Y e New Morning (il peggior disco di Bob Dylan). Elegy dei Nice fu capace di vendere abbastanza da fare il 17° posto, ed il 18° i T.Rex di Marc Bolan.
Fra i dischi rock italiani La Buona Novella di Fabrizio De André, Amore e Non Amore di Lucio Battisti (il suo unico vero LP del periodo Ricordi, primo posto in classifica), Collage delle Orme, Formula 3, L'uomo degli Osanna.

I più venduti del 1972 furono Mina, Umanamente Uomo di Lucio Battisti e Non al denaro non all'amore né al cielo di De André. Fece il primo posto anche la colonna sonora di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick a firma di Walter Carlos.
Imagine di John Lennon (1°), Uomo di Pezza delle Orme (2°, con il singolo Gioco di Bimba), Thick As A Brick dei Jethro Tull, Trilogy e Pictures At An Exhibition di EL&P (2° e 5° posto), Machine Head Deep Purple, e fa la comparsa in classifica Storia di un minuto della Premiata Forneria Marconi.
Vendono bene Led Zeppelin IV, Elton John con Honk Chateau (Rocket Man), CCR con Mardi Gras, Concert For Bangla Desh di George Harrison, Obscured By Clouds, disco minore dei Pink Floyd che arriva al 5° posto dei dischi più venduti superando persino Meddle che si ferma all'ottavo, Exile On Main Street degli Stones e Living In The Past dei Jethro Tull (entrambi dischi doppi, entrambi 4° posto), Banco del Mutuo Soccorso e Aria di Alan Sorrenti. Fa l'ottavo posto Catch Bull At Four di Cat Stevens e l'undicesimo Nursery Cryme dei Genesis. Compare anche Close To The Edge degli Yes.
A memoria mia tutte le ragazze degli anni settanta avevano almeno un disco di Cat Stevens in casa...

Nel 1973 Lucio Battisti fondò l'etichetta numero uno e fece il botto con Il Mio Canto Libero e con Il Nostro Caro Angelo (il primo LP che comprai, con la mancia settimanale), a contendersi il primo posto in classifica con The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd e Don't Shoot Me di Elton John (Crocodile Rock).
Parsifal dei Pooh, Questo Piccolo Grande Amore di Baglioni, Caravanserai di Santana, Storia di un impiegato di De André, Goat's Head Soup degli Stones (trascinato da Angie), Made In Japan, doppio live dei Deep Purple, No Secrets di Carly Simon (You're So Vain), Macca, Beatles, Zeppelin, David Bowie (Aladdin Sane, con Jean Genie, ed il bellissimo Pin Ups), Goodbye Yellow Brick Road, doppio di Elton John, Masterpiece dei Tempations, Yessongs, triplo dal vivo degli Yes, Genesis Live (11° posto in classifica), Larks Tongues In Aspic dei King Crimson (8° posto, vi rendete conto?), Per un Amico della PFM.

Nel 1974 spopolava Jesus Christ Superstar la colonna sonora, Burn dei Deep Purple, la colonna sonora di American Graffiti (voglia di rock & roll), Welcome di Santana, L'Isola di Niente della PFM, Pat Garrett & Billy The Kid di Bob Dylan (Knockin' On Heaven's Door), Ringo, il bel disco di Ringo Starr, Selling England By The Pound, Planet Waves, Brian Salad Surgery, Buddah & The Chocolate Box, Mind Games, Nutbush City Limits (Ike & Tina Turner), Quadrophenia degli Who, Starless & Bible Black dei King Crimson (un incredibile 7° posto!!!), It's Only Rock'n'roll degli Stones, Before The Flood (Dylan e la Band).
Tubular Bells, il blockbuster di Mike Oldfield in Italia arrivò solo al 12° posto in classifica, mentre arrivò addirittura al 10° A Nice Pair dei Pink Floyd, doppio album che metteva assieme le ristampe di Piper At The Gates Of Dawn e Saucerful Of Secrets.

Nel 1975 vendette più di Tubular Bells la sua imitazione preparata per la colonna sonora di Profondo Rosso di Dario Argento. Il disco rock più venduto quell'anno è Rimmel di Francesco De Gregori, che batte persino Barry White, re di tutte le discoteche. Arriva al primo posto Anima Latina, il capolavoro di Lucio Battisti, mentre i dischi rock cominciano a soffrire la concorrenza della disco music di Labelle e Gloria Gaynor. Ancora Deep Purple (Stormbringer) che evidentemente in Italia erano amatissimi, poi la colonna sonora di Tommy. 
Masters Of Rock, un'antologia dei primi Pink Floyd che acquistai anch'io, che conteneva finalmente Arnold Layne e See Emily Play. Live In USA della PFM in formato esportazione e Cpt. Fantastic di Elton John. Venus and Mars degli Wings, Walls And Bridges di John Lennon, Goodnight Vienna di Ringo Starr ed Extra Texture di George Harrison.
Blood On The Tracks, il capolavoro di Bob Dylan, si spinge fino al 14° posto. Non vende più di tanto invece The Lamb Lies Down On Broadway dei Genesis.

Il disco più venduto in Italia nel 1976 fu Wish You Were Here dei Pink Floyd, seguito da Amigos di Santana per via del singolo Europa. Lucio Battisti con la batteria il contrabbasso ecc, mentre arrivò fino al secondo posto Desire di Bob Dylan trascinato dal singolo Hurricane. Ancora Mina con Minacantalucio, Francesco Guccini con il successo di Via Paolo Fabbri 43, De Gregori con Bufalo Bill, Antonello Venditti (Lilly), Edoardo Bennato (La torre di Babele), gli Inti Illimani.
A Trick Of The Tail, ultimi palpiti di progressive dai Genesis assieme a Chocolate Kings della PFM.
Black and Blues degli Stones e Rock and Roll Music per chi dei Beatles proprio non riusciva a fare a meno.

Il 1977 fu l'anno zero del punk, ma in Italia vendevano Bennato, Battisti, Donna Summer e Angelo Branduardi (La Fiera dell'Est).
Animals dei Pink Floyd arrivò al primo posto e Songs In The Key Of Love di Stevie Wonder al secondo. Diesel di Eugenio Finardi e Works di EL&P.

Nel 1978 fecero la comparsa in edicola Popster ed Il Mucchio Selvaggio, ma tutta la musica di cui parlavano pare restare merce per un'elite e per negozi di importazione. Nell'anno forse più felice della discografia del rock, in Italia i due dischi che vendono di più sono la colonna sonora di Saturday Night Fever e quella di Grease (entrambi i film interpretati da John Travolta). Antonello Venditti, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Angelo Branduardi, Francesco De Gregori, Alan Sorrenti, Riccardo Cocciante…
Rimini di Fabrizio De André (con Massimo Bubola) arriva al 5° posto. A parte Some Girls degli Stones (per via di Miss You) il rock non vende molto altro: Street Legal di Bob Dylan, Inner Secrets di Santana…

Il 1979 fu un altro anno di grazia, ma non per le nostre classifiche. Il disco rock a vendere di più fu Breakfast In America dei Supertramp, seguito da De André in concerto con la PFM, Mystic Man di Peter Tosh, Survival di Bob Marley, Rust Never Sleep del redivivo Neil Young (Hey Hey My My).
Primi dischi new wave: Parallels Lines di Blondie (per via della disco music di Heart Of Glass) e Wave di Patti Smith (in concerto a Bologna). Babylon By Bus di Marley fece il 13° posto, Communique dei Dire Straits il 17°, Slow Train il 13° (paradossalmente trainato proprio dal successo di Mark Knopfler).

Se ci restasse ancora voglia di leggere le classifiche di vendita troveremmo nel 1980 i Police con Zenyatta Mondatta (2° posto) e The Wall dei Pink Floyd al 1°. Uprising di Bob Marley al 2° per via del concerto a San Siro.
Making Movies dei Dire Straits è il disco più venduto del 1981 (Romeo And Juliet), Franco Battiato del 1982, Thriller di Michael Jackson del 1983. Born In The U.S.A. e Sting i più venduti del 1985. Ma la musica rock non è ormai più di moda qui da noi…

(Blue Bottazzi)

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