2016: it's closing time


Nell'opinione comune questo 2016 è stato un anno sfortunato, perché si è portato via una bella fetta dei nostri artisti* più amati. La realtà è che stanno scorrendo i titoli di coda: The End. Abbiamo una buona ragione per rattristarci, perché noi facciamo parte di questo film.
Il rock degli anni duemila è nostalgia. Non è più lo specchio di questo mondo, non ne è più la colonna sonora. I dischi che ascoltiamo, i concerti a cui assistiamo, sono le extra tracks. I bis, gli echi di quello che è stato: la musica e la cultura dei giovani della seconda metà del XX secolo, la musica che doveva cambiare il mondo, ed almeno gli ha dato colore.
La musica che accompagna questi titoli di coda è quella di Blackstar di Bowie.

Blackstar è in effetti il primo disco degli anni duemila, l'unico che mostra una discontinuità, una novità rispetto a quelli che ascoltavamo nel novecento. Purtroppo resterà anche un episodio isolato; il suo autore se n'è andato, e non mi pare che ci siano musicisti che se ne sono lasciati influenzare. Da come la vivo io, Blackstar chiude la storia del rock.
L'unico altro disco che quest'anno ci si avvicina, è Post Pop Depression di Iggy Pop. È curioso, perché si tratta di una specie di involontario omaggio a Bowie. Scrivo involontario perché è stato registrato quando non si poteva immaginare la sua morte. È un omaggio perché si ispira ai due dischi registrati da Iggy Pop e David Bowie nel periodo berlinese, The Idiot e Lust For Life, chiudendone la trilogia (Bowie e Pop avevano registrato un terzo disco, Blah blah blah nel 1986, ma non è un gen che riuscito, e perciò si può ignorare).
Ancora più bello, il disco dal vivo ricavato dal tour di Post Pop Depression, intitolato Post Pop Depression Live, che è anche il miglior live della carriera dell'ex Stooge.

Al di fuori di questi due (tre) album, ognuno ricavi i propri personali dischi preferiti di questo 2016, legati alle proprie personali nostalgie. Io potrei limitarmi a citare il disco finale di Leonard Cohen ed una trilogia di album newyorchesi vintage, da Dion, Darlene Love e Southside Johnny & The Asbury Jukes ed uno un po' meno vintage di Peter Wolf. C'è anche un omaggio, questa volta voluto, a Bowie ad opera del grande Ian Hunter, che gli ha dedicato la canzone Dandy, finita in classifica in UK, e l'album relativo, il migliore fra quelli, già belli, degli ultimi decenni.

< finisci di leggere il post su Beat >

(*) R.I.P. David Bowie, Prince, Paul Kanter, Glenn Frey, Keith Emerson, Greg Lake, George Martin, Mose Allison, Leon Russell, Muhammad Ali, Guy Clark, Merle Haggard... 

P.S.: i dischi che mi sono piaciuti quest'anno:

David Bowie: Blackstar
Iggy Pop: Post Pop Depression + Live
Ian Hunter & the Rant Band: Finger Crossed
Leonard Cohen: You Want It Darker
Santana IV
Peter Wolf: A Cure For Loneliness
Dion: New York Is My Home
Southside Johnny & The Asbury Jukes: Soultime!
Darlene Love: Forbidden Nights
King Crimson: Radical Action
Lucinda Williams: The Ghosts Of Highway 20